Momento: il tempo della felicità.
Momento.
/mo·mén·to/
sostantivo maschile
- 1. Frazione di tempo di breve durata; istante, attimo: vieni qui un momento; siediti un momento a chiacchierare; non avere un momento di pace, di tregua, di respiro, essere sempre assillati da preoccupazioni o molto occupati; fammi felice per un momento di tempo (Leopardi).
etimologia [dal lat. momentum, der. della radice di movere «muovere»; propr. «movimento, impulso; piccolo peso che determina il movimento e l’inclinazione della bilancia», da cui i sign. estens. e traslati di «piccola divisione del tempo (momentum tempŏris)» e di «influenza, efficacia, importanza»]
Nel teatro il tempo ha un grande pregio: non è irrimediabile. Il tempo sulla scena può essere fermato, ripensato, le azioni rifatte, le parole ridette, i momenti reinventati e rivissuti (che privilegio immenso!).
Questo tempo privilegiato, assume una straordinaria potenza quando si parla di teatro integrato, ovvero quel teatro che coinvolge persone con e senza diverse abilità.
L’esperienza teatrale diventa un potenziamento di processi di autonomia. Oltre a questo, i laboratori o compagnie di teatro integrato offrono, ai tutti i loro partecipanti, un’ulteriore opportunità: un cambio radicale di prospettiva. Le cosiddette convenzioni sociali possono essere dimenticate, ribaltate, lasciate fuori non solo dal palco ma dal teatro stesso. Questo non vuol dire che il teatro integrato non abbia regole o strutture anzi, per chi conduce e partecipa a questo tipo di percorso il lavoro è spesso triplicato. C’è un livello di attenzione altissimo, verso il singolo e le sue fragilità, verso il gruppo, verso il risultato, anche artistico, che si vuole raggiungere. Una “fatica” ripagata e alleggerita dalla purezza e genuinità di ciò che queste persone ti regalano.
Come conduttrice di percorsi teatrali sia integrati che non, ho imparato che ogni laboratorio, come la vita stessa, è scandito da tanti momenti. Semplificando: i primi momenti d’incontro e conoscenza, il lavoro insieme (che sia di training o di costruzione di un o spettacolo), la messa in scena finale.
Tutti meravigliosi e arricchenti, specialmente per chi come me, puo’ essere spesso spettatrice di ciò che gli attorə mostrano.
Esiste un momento in particolare che come conduttrice ho imparato (con grande fatica) ad amare: quello del vuoto e dell'attesa.
- fammi felice per un momento di tempo (Leopardi).
Dalla regia sai esattamente ciò che deve avvenire: chi deve entrare in scena, chi deve uscire, i tempi, le luci, la musica; ma – per fortuna – quello che sappiamo dalla regia non è mai la realtà assoluta; in scena si insinua prepotentemente l’imprevisto: il tanto temuto vuoto mnemonico, un’entrata in ritardo o sbagliata, una battuta anticipata, l’emotività dell’attorə.
E adesso? Come gestire questo momento?
Come attorə troviamo diverse strategie frutto del nostro allenamento, impariamo ad improvvisare per tornare alla nostra drammaturgia.
Ma dalla regia… dalla regia quel vuoto è pieno di impulsi (per tornare all’etimologia della parola momento). L’impulso di richiamare i miei attorə a ciò che devono fare o di suggerire la battuta o anche semplicemente di rassicurare. Un vuoto che dura secondi ma che sembra un’eternità: l’impotente attesa che qualcosa avvenga per rimettere tutto in moto.
Ho imparato a respirarlo quel momento, ad attendere, riconoscendo che ci sono momenti in cui c’è un dentro e un fuori, momenti in cui è fondamentale sottrarsi e lasciare che l’ “errore” trovi il suo modo di diventare magia. E la magia avviene sempre e io, come dice Leopardi, sono felice per un momento di tempo.
Peter Brook ne "Lo Spazio Vuoto" scrive: il teatro è nella verità del momento presente, nell’assoluto senso di convinzione che può apparire solo quando un’unione lega interprete e pubblico [...]
Sì, chi vive il teatro ha il privilegio di manipolare il tempo, cercando quella messa in scena fatta di momenti sempre più perfetti. Eppure spesso, questi momenti di vuoto che vorremmo evitare, questi momenti spolverati di errori, permettono a chi è in scena di essere vero, agire come quel personaggio: l’attorə svanisce, e la storia sul quel palco si veste di verità, che appartiene anche coloro seduti nel buio della platea.
Articolo a cura di Nina Arioli
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