La lumaca in testa
Incontro con la storia: Il suffragio universale.
La lentezza e la conquista. Eppure oggi si vota sempre meno.
Lettura discorsiva.
Durata 60 minuti.
Adatto anche all’interno di spazi alternativi.
Il suffragio universale, la possibilità di uomini e donne di esprimere il proprio voto alle urne. Una cosa per noi scontata, ma che solamente un secolo fa non lo era in diversi paesi d’Europa e del mondo. Numerose lotte, iniziate a partire dall’Ottocento, hanno permesso che questo diritto fosse esercitato.
Le donne, in particolare, hanno dovuto aspettare a lungo, a volte troppo a lungo, come nei casi di cui discuto nella seconda parte di questo mia lettura discorsiva: da una parte l’Italia, che ha concesso il diritto di voto alle donne unicamente nel 1945; dall’altra parte la Svizzera, che a livello federale lo ha concesso nel 1971, mentre a livello cantonale dobbiamo considerare un arco cronologico che va dal 1959 al 1990.
Per comprendere meglio il motivo per il quale nel XIX secolo si è sentito il bisogno di discutere della materia del suffragio, ho ritenuto necessario, nella prima parte del mio discorso, soffermarmi su alcuni importanti intellettuali, quali Grozio, Hobbes e Locke, che hanno teorizzato il concetto di «contratto sociale», e Rousseau, che si è distanziato dai precedenti con la sua idea della «volontà generale» e della «democrazia diretta». Non dobbiamo dimenticare, inoltre, il grande apporto dato dalla Rivoluzione francese, capace di trasformare una massa abitante un territorio in un popolo-Nazione.
Come disse Marc Bloch, uno dei padri della storiografia moderna, lo storico non deve essere giudice del passato, ma è importante che la nostra memoria non dimentichi le lotte e le vicende per l’ottenimento di un diritto per noi oggi basilare, ma che sempre meno persone utilizzano.
DAVIDE RINALDI – STORICO
Dopo aver finito il percorso liceale scientifico presso l’istituto superiore Don Milani di Montichiari, ho deciso di abbandonare le materie scientifiche per dedicarmi a quelle umanistiche. Così, nel 2020, mi sono iscritto alla facoltà di storia all’Università degli studi di Milano. Nel 2023, ho concluso il mio percorso triennale con una tesi dal titolo «Maria Teresa. Riforme e opinioni nella Lombardia austriaca». Ho così continuato il mio percorso, iscrivendomi alla magistrale di scienze storiche, specializzandomi in storia moderna. Nel 2025, mi sono laureato con il massimo dei voti, con una tesi dal titolo «Venezia e l’età delle riforme. I dispacci del residente veneto Cesare Vignola (1769-1774)».

